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Carissimi,
con il rito dell’imposizione delle Ceneri inizia il tempo della Quaresima: un tempo da riscoprire e da vivere come singoli e come comunità. Di solito ciascuno di noi in questo periodo si impegna a fare delle rinunce e dei fioretti per cercare di moderare i propri atti e la propria volontà. Ciascuno di noi avverte che occorre migliorarsi, che occorre rinnovarsi nel bene e che bisogna essere concreti in questo impegno. C’è una parola cristiana capace di dire tutto questo: è la parola conversione. Si, abbiamo bisogno di conversione, di ritornare al Signore, al nostro essere figli e figlie di Dio e fratelli e sorelle in umanità. La conversione ci parla di un dono e di una decisione. Il Signore ci tocca il cuore e ci raggiunge e noi non possiamo che dirgli “si” e cambiare strada senza più prendere scorciatoie.
Il profeta Gioele, che ascoltiamo come prima lettura nella celebrazione eucaristica del mercoledì delle Ceneri invita tutti a ritornare al Signore: <<Radunate il popolo, indite un’assemblea solenne, chiamate i vecchi, riunite i fanciulli, i bambini lattanti; esca lo sposo dalla sua camera e la sposa dal suo talamo. Tra il vestibolo e l’altare piangano i sacerdoti, ministri dell’altare>> (Gioele 2, 12-18). Ecco che la Quaresima è un invito comunitario a ritornare al Signore.. non solo come singoli ma insieme. Mi piacerebbe che in questa Quaresima potessimo riscoprire, purificare e abbellire il volto della nostra comunità parrocchiale.
Quale volto ha la comunità cristiana di San Corbiniano? Quale e quanta gioia della fede possiede la nostra parrocchia? Quale desiderio di Dio, di ascoltare la Sua Parola, di farsi incontrare, raggiungere e toccare da Gesù, il Signore, c’è nella nostra parrocchia? Quale desiderio di annunciare, vivere e testimoniare la fede fuori dai nostri cancelli si respira in parrocchia?
Quale comunità di fede vive nel territorio della nostra parrocchia? Queste domande sono innanzitutto una preghiera da rivolgere al Signore perché Lui e solo Lui porti a compimento la Sua opera in noi. Queste domande devono interrogarci e farci riflettere. Solo se si respira un’ aria di comunità di fede possiamo portare avanti con gioia e dedizione le nostre tante attività. Quando c’è una comunità di fede che ascolta la Parola, che celebra l’Eucarestia domenica-le, che adora e loda il Suo Signore nell’adora-zione eucaristica, che celebra il Perdono e vive la carità allora, anche se siamo stanchi, se viviamo qualche insuc-cesso e incomprensione, continuiamo a servire e amare la comunità e i fratelli. Quando c’è una comunità di fede ogni servizio e ogni attività si fa con gioia “senza se e senza ma”. Si dice che un cristiano si riconosce dai “calli alle ginocchia” (segno della preghiera, dello stare inginocchiati alla presenza del Signore) e dalle “mani sporche” (segno del mettersi al servizio, del rispondere a una chiamata, del non rimane a guardare). Una comunità di fede si riconosce da quanti “calli alle ginocchia” abbiamo e dalle “nostre mani sporche”!
Grazie Gesù per questa bella e grande comunità parrocchiale in cui Tu vivi e sei presente. Grazie Gesù per quei parrocchiani, giovani e adulti, conosciuti e nascosti, che pregano e si mettono al servizio. Grazie perché Tu me li hai fatti incontrare e li hai messi sulla mia strada di uomo e di prete. Aiutaci a camminare, a crescere, a convertirci per diventare sempre più una comunità di fede! Amen.
Buona Quaresima a tutti!


Don Luigi, Don Giuseppe e Don Julio

 

Ultimo aggiornamento (Sabato 10 Febbraio 2018 15:33)