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Carissimi,
desidero salutarvi tutti con simpatia e gratitudine. Ormai dopo tre anni ci siamo conosciuti, “siamo diventati cari gli uni agli altri” e abbiamo fatto un tratto di strada insieme, condividendo le tante gioie e le fatiche di questa bella e grande parrocchia. Durante i giorni del mio riposo estivo, contemplando di notte il cielo stellato e gustando il suo silenzio, mi sono chiesto più volte, pensando alla nostra parrocchia, qual’ è l’essenziale di una vita comunitaria cristiana…qual’ è il bello dell’ essere Chiesa, popolo di Dio, fratelli e sorelle nel Signore Gesù? Nel mio cuore e sulle mie labbra sono risuonati alcuni versetti del Salmo 118: «Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci in esso ed esultiamo. Rendete grazie al Signore, perché è buono, perché il suo amore è per sempre». Il salmo ci invita a lodare e ringraziare il Signore perché abbiamo fatto l’esperienza della Sua bontà e della Sua misericordia; il salmo ci esorta a rallegrarci, a stare nella gioia. Il salmo celebra il giorno del Signore: il giorno del riposo, il giorno della meraviglia e dello stupore per l’opera della creazione. Per noi il giorno del Signore è la domenica. Questo salmo è un inno alla fedeltà di Dio; è un salmo che ci parla della Pasqua, cioè del passaggio dalla morte alla vita, dalla schiavitù alla libertà. E’ un salmo che loda il Cristo Risorto: «la pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra d’angolo».
Con tanta facilità e superficialità abbiamo perso la bellezza di celebrare la domenica. Ci sono mille scuse, mille imprevisti, mille motivazioni, mille occupazioni che troviamo per non vivere più il giorno del Signore. Papa Francesco in diverse occasioni ci ripete che la domenica è “giorno del Signore e gioia dei cristiani”. Perdendo l’appuntamento domenicale perdiamo la gioia di essere cristiani. Rischiamo di diventare cristiani di facciata; il nostro cuore e la nostra esistenza non sono più toccati dalla Parola e dal Pane della Vita; pensiamo che siamo solo di carne, immortali e non percepiamo più “quel soffio di vita” che il buon Dio ci ha messo dentro! Perdendo la domenica perdiamo la gioia di incontrare la comunità: noi non ci salviamo da soli! E’ bello ritrovarsi insieme, vivere insieme la nostra fede; è bello guardare il volto di chi, seduto accanto a me, crede, prega e spera come me.
Perdere la domenica è perdere la gioia e l’impegno del servizio, di amare il nostro prossimo iniziando da quelli che mi stanno più vicini. Ite missa est (andate la Messa è finita) dice molto di più di quello che possiamo intuire: è l’invito ad andare e a vivere quello che abbiamo celebrato. La Messa non finisce ma inizia tornando nelle nostre case, nelle nostre occupazioni! Se comprendessimo il significato e la gioia della Celebrazione Eucaristica faremmo i salti mortali per non perdere questo appuntamento!
Desidero proprio rimettere al centro della nostra vita parrocchiale la domenica e consegno a ciascuno di voi questo proposito! Celebrando la domenica noi diventiamo sempre più testimoni e missionari del Vangelo nel nostro territorio; vivendo il giorno del Signore scopriamo che è bello mettersi al servizio della parrocchia: non possiamo essere solo spettatori. Il congedo, al termine della S.Messa, ci invita ad andare, a mettersi in cammino, a essere solleciti verso le necessità dei fratelli. Rinnovo l’invito a donare tempo e cuore alla nostra parrocchia nel servizio della catechesi, della liturgia, della carità. Preziosa è la disponibilità in segreteria, nel gruppo dei papà orsi e nell’animazione musicale.
Vi confido due cose: 1. quanta commozione vivo quando vedo una famiglia che insieme vive il giorno del Signore; quanta commozione sento in me quando, conoscendo le fatiche e le ferite di una famiglia, li vedo tutti insieme alla S.Messa; quanta tenerezza nel vedere delle persone anziane che, nonostante l’infermità, sono presenti la domenica; quanta gioia mi danno i nostri bambini e i nostri ragazzi che partecipano alla Messa festiva; 2. mi mancate quando non celebriamo insieme la Messa domenicale! Vi invito a pregare con queste parole, pensando al nuovo anno pastorale e agli impegni che ci attendono come comunità cristiana che celebra, loda e testimonia il Suo Signore Gesù, il Crocifisso Risorto:

«O Gesù, che hai detto: «Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro»,
visitaci sempre con la Tua Presenza in questo nuovo anno pastorale che ci doni.
Aiutaci a riscoprire la parrocchia come il luogo del perdono e della festa, per essere sempre “un cuor solo e un’anima sola”. Donaci il coraggio dell’umiltà, di andare incontro a chi si vorrebbe allontanare da noi, di mettere in risalto il molto che ci unisce e il poco che ci divide. Fa’ che la nostra Comunità Parrocchiale sia una famiglia dove ognuno si sforza di comprendere, perdonare, aiutare, condividere; dove il giorno del Signore sia celebrato con attesa e con gioia; dove l’unica legge che ci lega e ci fa essere discepoli sia l’amore reciproco. Amen»


Don Luigi, il vostro parroco

 

Ultimo aggiornamento (Domenica 10 Settembre 2017 18:25)